Il Centro Nazionale del Fumetto - Anonima Fumetti presenta...
Pierpaolo Rovero in Camerun
Avevamo già parlato su afNews
della "missione africana" di Pierpaolo
Rovero (il 13
novembre 2002 e il 19
novembre 2002), autore di fumetti e insegnante di fumetto per il Centro
Didattico per i Linguaggi della Comunicazione dell'Anonima Fumetti.
Qui pubblichiamo il suo diario, in cui divide con noi la sua eccezionale
esperienza umana e artistica.
[Testi e immagini (c) Pierpaolo Rovero]
Diario di bordo.
Capitolo primo
Il
15 novembre 2002 parto per il Camerun dove tengo per tre settimane un
corso di fumetti agli studenti di una scuola d’arte a Mbalmayo.
A Milano prima di partire mi incontro con Martin, un mio amico
camerunese che da due anni abita in Italia. Vuole che io porti giù degli
attrezzi per suo fratello che fa il falegname. C’è il problema del peso, non
posso portare nel bagaglio a mano più di 6 chili. Alcune cose le sistemiamo
nella valigia ma altre non ci stanno; Martin ha un’idea. Al check-in mi
presento con un bagaglio a mano che non supera i 6 chili e viene accettato. Poi
arriva Martin che mi aggiunge la sua roba. Alla fine parto con un bagaglio a
mano di 10 chili.
All’aeroporto
di Yaounde vengo subito fermato da una guardia armata. Mi indica la
valigia dove Martin aveva messo la sua roba. Cosa c’è lì dentro? Io non lo
so, così la apro. Il poliziotto sgrana gli occhi come avesse visto una
mitragliatrice e intanto mi urla: “Che cos’è?” E’un trapano elettrico,
merda! Come si dice trapano elettrico in francese? Subito arrivano altre
guardie…
Per fortuna
arriva anche Valerio, il volontario che è venuto a prendermi per
portarmi alla scuola artistica. Riesce a spiegare alle guardie che non sono un
trafficante d’armi, poi mi carica sulla jeep e partiamo per Mbalmayo.
Sulla strada vediamo molta gente che corre, schiamazza, ride e barcolla. Si è
ribaltato un camion che trasportava birra ed è stato preso d’assalto. Più
avanti c’è un posto di blocco, anche il poliziotto è ubriaco. Per non avere
grane Valerio dice di essere un padre missionario. Qui infatti pensano che se un
bianco viene a vivere tra loro lo fa o per amor di Dio o per sfruttarli. Il
poliziotto è sospettoso e chiede di essere benedetto: Valerio farfuglia qualche
parola in latino, così riusciamo a passare.
L’IFA,
la
scuola d’arte di Mbalmayo, si trova in mezzo alla foresta, come in
Apocalypse Now. Sonia, una volontaria che lavora in un ospedale
vicino, mi mostra la mia stanza. Sono alloggiato in una sorta di campus
universitario, tutto è molto confortevole, c’è anche la doccia anche se a
volte per alcuni giorni l’acqua non arriva. Su una parete della mia camera
vedo una lucertola; Sonia mi dice che sono fortunato, di non cacciarla perché
mi mangia le zanzare. In effetti è meglio convivere con una lucertola che con
la malaria.
L’IFA( istituto di formazione artistica) è una scuola unica in Camerun, messa
in piedi dal COE(centro orientamento educativo), un’ONG italiana.
Non si
tratta solo di un centro dove si impara l’arte, ma è anche un luogo di
incontro per tutti gli artisti camerunesi. Ci sono aule attrezzate per la
scultura, per la pittura e la ceramica. C’è anche una sala di esposizioni con
delle opere incredibili.
Primo giorno del corso a fumetti. Io spiego che sono venuto sia ad
insegnare che ad imparare.
Parlo
del soggetto e della sceneggiatura. Gli studenti sono circa una trentina, vanno
dai 16 ai 25 anni. Mi chiedo se tutti hanno la fantasia per scrivere un
racconto. Etho, uno tra i veterani della scuola, si alza in piedi e dice
di conoscere più di 300 storie; se qualcuno ha dei problemi può chiedere a
lui. Nessuno però sembra avere bisogno di aiuto e infatti dopo venti minuti
ognuno ha già scritto il suo soggetto. Mi spiegano che sono abituati ad
inventare storie; nei villaggi la sera i bambini si ritrovano intorno al fuoco
ad ascoltare i racconti del griot (cantastorie).
Ognuno di loro porta con sé i frutti di questa tradizione orale ed è già un
potenziale sceneggiatore.
L’interesse
per il corso è altissimo. Non so esattamente quanto durino le lezioni dato che
nessuno, compreso me, ha l’orologio. Una volta in classe ce n’era uno a muro
ma è subito sparito. Durante il giorno si sente la campana che è ricavata da
una ruota di un camion ma alla sera non c’è più nessuno che la suona. Così
si va avanti, loro non si stancano e vogliono proseguire. Solitamente verso le
21 arriva Sonia che mi dice che è ora di rientrare e che mi ha tenuto un piatto
caldo per cena. Sonia è un angelo e subito me ne innamoro.
Tutte le loro storie parlano di stregoneria, magia nera ed esorcismi.
Queste pratiche sono molto diffuse, decido di esplorare meglio questo mondo.
Sonia, lavorando all’ospedale, conosce molta gente e grazie a lei riesco ad
avere un contatto per incontrare uno stregone.
Continua…