e il Centro Didattico per i Linguaggi della Comunicazione presentano:

L'iniziatico viaggio di Tristam Bantam

Modalità di rappresentazione dell'adolescenza nel fumetto - © Alberto Arato, 1997.

Premessa
Consultando il repertorio dei film presenti in una qualsiasi programmazione giornaliera, possiamo constatare che almeno un 30% dei titoli racconta storie legate al mondo dell'adolescenza. Un percorso letterario didattico di qualsiasi tipo può essere svolto con una notevole messe di novelle o romanzi che sviluppano riflessioni più o meno interessanti sugli adolescenti. E la televisione? Non si può fare a meno di rilevare che anche qui approssimativamente un terzo (o forse più) delle pubblicità vedono protagonisti ragazzi o preadolescenti colti nei più svariati momenti di vita.
L'attrazione del mondo dell'arte e della comunicazione per l'adolescenza è dunque un fenomeno di proporzioni talmente vaste da essere ben più che una semplice casualità.
Perchè questo interesse?

Osservando con occhio critico alcuni dei più stimolanti fenomeni comunicativi di questi ultimi anni sugli adolescenti (pensiamo a film come Stand by me, o come l'Attimo fuggente) l'impressione è che l'adolescenza non venga tanto rappresentata dal mondo degli adulti come età quanto piuttosto come visione del mondo.
Infatti a ben guardare non è tanto importante in questi prodotti dell'immaginario la rappresentazione di come sono gli adolescenti, quanto piuttosto la rappresentazione delle emozioni che vengono incarnate e metabolizzate in quei personaggi che agiscono sullo schermo della narrazione.
Indubbiamente esiste un rapporto tra la scelta di un autore che decide di attribuire un carattere o un volto a un determinato tipo di adolescente e la volontà di dire che il mondo dell'adolescenza è fatto proprio così, pensa così e agisce così. Tuttavia la standardizzazione di certi stilemi legati al personaggio (la ribellione, la sottomissione, la fascinazione ad opera e sul mondo degli adulti, come nell'Attimo fuggente, ad esempio) sono troppo generalizzate per essere una vera rappresentazione. Se questo ragionamento è giusto dobbiamo credere che simili codificate modalità di rappresentazione nascondano qualcos'altro, esprimano significati più profondi e generali, rilevabili solo attraverso un'attenta analisi del valore simbolico che tali modalità rappresentative assumono.
Può essere interessante provare a scovare le intriganti connessioni che esistono tra il modo con cui vengono stilizzati gli adolescenti e le emozionalità a loro attribuite: l'impressione è che tali emozioni impostino un modo di vedere la vita basato su schemi di natura esplorativa, costitutiva, e sperimentativa.

 
L'esplorazione
Sembra quasi che gli adulti tendano a riferire all'adolescenza una sorta di capacità di pensiero che essi ritengono di aver perso: non riescono più a vedere le esperienze alla luce dell'esplorazione; non hanno più grandi schemi da costituire e soprattutto sembra finita per loro la possibilità di sperimentare situazioni nuove totalmente sconosciute. L'esperienza e la maturità acquisite durante la vita nel mondo del lavoro, delle amicizie, dell'affettività, della sessualità ecc. sembrano soffocare quelle spinte emozionali che suggerivano una percezione del tempo 'breve', proiettata in avanti e tesa a una meta indefinita.
La costituzione degli schemi
Le emozioni legate alla formazione di nuovi schemi mentali non immediatamente agganciabili ad esperienze precedenti sono disciplinate nell'adulto dall'esperienza.
Quando ad esempio dobbiamo affrontare per la prima volta un evento, la mancanza di schemi di riferimento ci impedisce di affrontare con tranquillità l'esperienza. Se dobbiamo andare a un ricevimento importante a casa di un ospite che non conosciamo, è facile che spendiamo molto tempo a decidere come ci vestiremo, come dovremo comportarci e che cosa dovremo dire. Se poi l'occasione è davvero particolare, è anche possibile provare quell'ansia e quel timore che nascono dall'incapacità di prevedere che cosa potrebbe succedere. Va da sé che questa incapacità è generata dalla mancanza di schemi di riferimento. Viceversa in una situazione conosciuta perché già sperimentata si è molto più sereni e tranquilli: la nostra mente possiede gli schemi di comportamento necessari e quindi la nostra capacità previsionale può essere utilmente impiegata per giocare relazioni e ruoli utili alla propria immagine sociale.

 
La sperimentazione degli schemi
Quando si cresce, l'emozione nei confronti degli eventi sembra diminuire perché niente appare così nuovo e coinvolgente: anche l'esperienza più 'forte' si lega a qualcosa che già s'è vissuto o sperimentato. Tuttavia il ricordo di quell'emozione e il desiderio di mettersi alla prova in situazioni slegate da ogni ambito 'quotidiano' permane negli strati più profondi della personalità umana. Ed ecco l'origine del fascino: tutti questi adolescenti di carta e di immagine forse non sono in realtà descrizioni dell'adolescenza, ma sono invece proiezioni nelle quali l'adolescente che è in ogni lettore si identifica.

Quali sono le caratteristiche generalmente attribuite a questa speciale visione del mondo?
A ben guardare tre sembrano gli elementi su cui sviluppare un'analisi.
Anzitutto l'ambiguità. L'idea che l'adolescente sia un essere ambiguo, irrisolto, nasce dal fatto che sta transitando da un'età (la fanciullezza) a un'altra (la giovinezza) attraversando un territorio in cui tutto è indefinito e fluido. Non ricopre ruoli sociali precisi, vive a carico della famiglia anche se ha grandi aspirazioni all'indipendenza e non ha ancora completato la sua formazione. Senza arrivare a dire che l'adolescenza è un vero e proprio disturbo evolutivo 1 tuttavia si può affermare che l'indefinitezza nella quale vive ogni adolescente ha ripercussioni sul suo stile di comportamento. D'altra parte proprio questa indefinitezza (che spesso è sinonimo di 'non responsabilità', di libertà) viene vista dal mondo degli adulti come un valore più legato al 'sentire' adolescenziale che alla positività di una condizione effettivamente vissuta.

 In secondo luogo viene la forte tensionalità con cui si descrive la vita dell'adolescente. Probabilmente proprio in virtù della sua indefinitezza l'adolescente ha una percezione del tempo tutta proiettata al futuro, in parte per negare l'instabilità della sua condizione presente, in parte per provare nella sua mente schemi che egli vede dall'esterno, senza conoscerne l'impatto effettivo con la dimensione quotidiana della vita. Fare l'attore ad esempio è un lavoro che richiede pazienza, volontà, metodo e sacrificio. inutile dire che il prodotto (in teatro o sullo schermo) non rendono assolutamente ragione dello sforzo sostenuto. Eppure quasi tutti gli adolescenti hanno desiderato almento per un momento diventare attori o registi. Senza arrivare a tanto si può comunque dire che l'adolescenza tende a perseguire traguardi sempre spostati nel tempo: avere la moto, guidare la macchina ecc. Questa tensione dimiuisce (almeno nel ricordo degli adulti) il quotidiano e forse è proprio questo ciò che affascina il mndo degli adulti.

 Infine la visione di vita adolescenziale viene immaginata come conflittuale, e a questo aspetto vengono associate tutte le emozioni forti che da adulti s'è imparato a contenere. Chi non ricorda la lotta sorda effettuata a scuola contro qualche insegnante particolarmente tiranno, oppure le lotte in famiglia per conquistare la libertà, con tutto il sapore trasgressivo che queste comportano.

Ambiguità, tensionalità e conflittualità sono associate in modo irreversibile con le emozioni forti di tutte le prime esperienze. La prima volta che s'è amato, la prima volta che ci si è trovati da soli in qualche frangente, la prima volta che s'è partecipato a una festa, la prima volta che s'è affrontato un evento naturale. Sono queste le emozioni che generano probabilmente l'interesse di tutti i grandi narratori (registi, pubblicitari, scrittori e fumettisti) per l'adolescenza: Ovviamente attraverso l'essere adulti tale interesse si arricchisce di immaginario e crea un codice iconico/narratologico ben preciso. Se guardiamo le cose dal punto di vista narrativo scopriamo, per esempio, che tutti i romanzi d'iniziazione, anche quelli in cui gli adolescenti non ci sono sono un'unica, sinfonica, corale riflessione sulla crescita. Ne consegue che tutti i grandi personaggi 'iniziati' (Renzo Tramaglino all'osteria della Luna piena; Chris e i suoi amici ne "Il corpo" di Setevn King; ....) presentano corrispondenze estremamente interessanti (e velenose, a tratti, per dirla con Faeti) con il modo vi interpretare il mondo e la vita degli adolescenti.

 E per il fumetto?
In base a quello che abbiamo detto può essere estremamente interessante esplorare le modalità di rappresentazione visiva e narrativa dell'adolescenza nella certezza che un una riflessione accurata possa gettare una nuova lue sul modo con cui il mondo adulto percepisce, e vive nel suo intimo quest'età (ma vorremmo dire questa visione del mondo) così problematica e meravigliosa.

Inizieremo questo nostro viaggio di esplorazione da una suggestiva trilogia di Hugo Pratt pubblicata da Rizzoli 2 intitolata "Corto Maltese, Suite caribeana". Gli stessi racconti intitolati "Bocca dorata e il segreto di Tristan Bantam", "Appuntamento a Bahia", "Samba con Tiro Fisso" sono altresì stati pubblicati per i tipi di Lizard Edizioni nel 1996.

 
Capitolo primo: La pensione di madame Java
Quasi tutti i percorsi iniziatici del mondo dell'avventura hanno come tappa obbligata (o addirittura come luogo d'avvio) una taverna, un'osteria, oppure, più modernamente, un albergo o una pensione. La vaporosa e, sotto certi aspetti, inquietante tristezza entro la quale prende il via il cammino iniziatico di Tristam Bantam, nasce forse dalla magia di uno spazio di frontiera molto particolare qual è la colonia, ed è caratterizzata da un motivo narrativo di efficace rilevanza: l'attesa.
La colonia
Anzitutto la colonia. L'ambiente caribeano è dominato da un esotismo sensuale che rivela chiaramente come gli unici individui in grado di affrontare le sue nostalgie possano essere uomini perduti, come Jeremiah;  uomini assatanati come i biechi avventurieri che minacciano la vita di Tristam, oppure uomini in cui si vede l'impronta del destino, Corto Maltese, appunto. La frontiera è il luogo per eccellenza dell'uomo senza identità: i due estremi si toccano, il rinnegato, il senza nome e l'uomo ai limiti delle convenzioni. Colui che è troppo debole e colui che è troppo forte.

Per capire perché il limite sia così attraente bisogna riandare con la mente a tutti i limiti che nell'immaginazione occidentale hanno significato qualcosa e qualcosa significano ancora: la frontiera del West, ad esempio, intesa come conquista e cammino verso terre e società nuove, che si è rinnovata anche dopo aver trovato il suo limite fisico nell'Oceano Pacifico, divenendo via via nuova frontiera sociale e politica durante il mandato roosveltiano, e poi frontiera spaziale e spirituale. Il tratto sottilmente inquietante che contraddistingue questa progressiva espansione del limite si coniuga anche di necessità con l'affermazione degli Stati Uniti come unica superpotenza mondiale. Lo stato di cose attuale giustifica in parte la mania tutta americana di spostare i confini dell'America sino a comprendere il mondo intero, associando a questa idea quella, ben più foriera di tristi presagi, della difesa della nazione americana. I frequenti interventi di questa giovane e vigorosa nazione in tutte le principali zone dello scacchiere mondiale dove si verificano crisi e conflitti sono anche il segno di una progressiva egemonia che sta diventando all'insegna dell'Occidente, di natura strettamente culturale.

 La frontiera dello spazio è l'ultima, in ordine temporale, tra quelle che hanno colpito l'immaginario (come non ricordare Guerre Stellari): ma i pericoli che si celano dietro il grande spazio ignoto rimandano indietro nel tempo, addirittura fino al concetto medievale di Outremer. Gerusalemme, la città celeste dipinta da Agostino come luogo 'altro' dalle caratteristiche meravigliose (tetti di diaspro ecc.) è la meta che richiede l'attraversamento di una soglia (cfr i viaggi di San Brandano), la crisi di un'identità (quella propria dell'essere umani) per partecipare a una natura differente . L'Outremer, luogo fantastico, pieno di esotismi orientali descritto così straordinairmanete e visivamente da Marco Polo ha caratterizzato (e forse anche suscitato) lo spirito della crociata insieme a quello della grande esplorazione. Con Marco Polo come capostitipe di una serie di eroi occidentali che va da Colombo a Magellano, l'uomo va a cercare e a esplorare mondi altri.

Ci sono anche frontiere più limitate e al tempo stesso più simboliche. Una di queste "colonie dell'incertezza" è rappresentata dalla spiaggia (luogo dove si celebrano riti crudeli, iniziatici, di sapore tribale, come avviene ne "Il Signore delle Mosche": sulla spiaggia viene sancità e prescritta l'uniformità del gruppo mentre (come spesso accade nella realtà) la diversità deve essere uccisa. In questo caso il 'limes' è il luogo della resa dei conti, dello svelamento, dell'impietoso contatto con la realtà.
E poi ancora la foresta, il fiume...
Una collezione di luoghi-soglia appena compiuta travalicherebbe la possibilità per chiunque di poterne scrivere con efficacia.

La colonia dunque, è luogo soglia, indistinto, luogo nel quale si mescolano (o meglio entrano in conflitto) realtà diverse, ma dove grazie al concetto di incontro (non dialogo, è bene precisarlo) è possibile trovare qualcos'altro oppure essere in un altro modo. Nella colonia si va per dimenticare, come Rick, il protagonista del film Casablanca, oppure per agire secondo codici di comportamento poco ortodossi, come quelli del capitano Davidson così ben descritto da Ursula Le Guin in quel libro triste e drammatico che è Il mondo della foresta, pubblicato in Italia nella collana Urania nel 1988. Davidson è il capo di una spedizione terrestre sbarcata sul pianeta Athshe per sfruttarne le immense foreste. La vicenda si svolge attraverso soprusi e sopraffazioni dei colonizzatori nei confronti dei pacifici e sognatori abitanti del pianeta, artefici di una straordinaria civiltà non violenta. Nel personaggio del capitano sono concentrati tutti i peggiori difetti del frequentatore di colonie: La terra è un pianeta addomesticato, mentre New Thaiti non lo era. E lui era lì per questo: per addomesticarlo. Se l'isola Discarica è adesso ridotta a nient'altro che rocce e fossi, facciamoci un segno sopra, ricominciamo su un'altra isola e la prossima volta faremo meglio. Non puoi tenerci fermi, siamo Uomini

All'inizio del racconto Bocca Dorata e il segreto di Tristam Bantam Corto Maltese è nella pensione di Madame Java, collocata con preciso riferimento temporale nel 1916 e geografico a Paramaribo, nel Suriname, colonia olandese fin dal 1667. In questo luogo-soglia, Corto Maltese attende che capiti qualcosa.  


Lavori in corso - prossimamente il seguito...



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