BABs (c) Gianfranco GoriaSe la memoria non m’inganna…

 

Labili e sintetici ricordi, per lo più visivi, di Gianfranco Goria e dei suoi incroci.
(lavori in corso - works in progress - bozza tutt'altro che definitiva e assolutamente tutta da rivedere per bene... perché la mia memoria... eh...)
 

Umberto Eco

La prima volta che l'ho incrociato... Sì, a quei tempi ero presidente dell'Anonima Fumetti. Stavamo organizzando un grosso convegno sul fumetto, Fumettopolis, direi, se la memoria non m'inganna, e cercai il famoso scrittore e studioso a casa sua. Mi rispose al telefono una signora dall'accento vagamente straniero che mi affrontò come mia moglie fa con gli estranei quando mi chiamano  a casa nel fine settimana o in orari indecenti... Ma, fatte le presentazioni, fu gentile assai; peccato che Eco fosse altrove (negli USA, mi pare) e per quella volta non se ne fece nulla...

 

Sergio Cofferati

Se la memoria non m'inganna, devo averlo incrociato la prima volta quando stavo cercando in tutti i modi di creare dal nulla un sindacato di categoria per fumettisti-illustratori-animatori... ma non riesco a visualizzare quell'incontro! Normale: la mia memoria, si sa, è labile assai e, comunque, trattiene solo le immagini. Probabilmente prima gli avrò scritto via eMail, come mio solito (quando non esisteva la posta elettronica, usavo il fax, avendo cura di metterci sempre delle belle immagini nei miei messaggi). Poi ci siamo incrociati diverse volte, per interviste, presentazioni del SILF (il sindacato di cui sopra che, com'è noto, alla fine siamo riusciti a farlo) e amenità varie, sindacali e non solo, finendo sempre per parlare di fumetti.

 

Walter Veltroni

Ci siamo incrociati tramite uno scambio, ormai davvero tanti anni fa, di alcuni messaggi via eMail (su temi esclusivamente fumettistici), prima che col gruppo di lavoro dell'Anonima Fumetti che si occupava dello studio di fattibilità di un museo del fumetto, andassimo fino a Palazzo Chigi. Quanto poi all'incontro tra l'allora Vice Presidente del Consiglio e gli autori italiani di fumetti che volevamo fare, mi risulta, se la memoria non m'inganna, che il suddetto vice presidente venne consigliato dai suoi consiglieri di non farne più nulla, dopo che Giuliano Ferrara lo aveva preso in giro senza pietà sulla stampa per aver concesso analogo incontro ai musicisti...

 

Hugo Pratt

Quello con lui fu un incrocio di un certo peso. Se la memoria non m'inganna, il simpatico omone lo incrociai a Lucca, negli anni (ormai irrecuperabili) in cui in quella città si respirava, in occasione del Salone del Fumetto, un'aria di eccezionale energia e familiarità...

 

Guido Silvestri, in arte Silver

Anche lui lo incrociai, se la memoria non m'inganna, a Lucca, in anni magici di grande fervore creativo. Al giovane Silver chiesi (dubito se lo ricordi, ormai, anche se posso supporre che la sua memoria sia migliore della mia) se il suo sogno segreto fosse quello di fare fumetti fino alla morte. Mi rispose schiettamente che il suo sogno era invece quello di vivere beatamente di rendita con gli incassi del merchandising di Lupo Alberto (che allora muoveva appena i primi passi) e fare qualcosa del tipo starsene in un'amaca nei mari del sud... Il suo sogno, che allora sembrava impossibile, si è ampiamente realizzato, per quanto riguarda il merchandisng, ma quanto ad amache... mh, non so.

 

Dario Fo

Il premio Nobel doveva essere la mia “vittima” per una qualche grossa iniziativa sul fumetto che stavo organizzando con la "banda" dell'Anonima Fumetti, ma, ah, ricordarsi quale!... Gli feci avere un pacco di materiali nel teatro torinese dov'era di passaggio e... non ottenni alcuna risposta. Ovviamente non so nemmeno se gliel'avessero mai consegnato. Lo incrociai poi, se la memoria non m'inganna, diverso tempo dopo in libreria, ma di quest'episodio non si fece parola.

 

Massimo Marconi

L'ho incrociato(che allora era capo servizio sceneggiature del settimanale Topolino ai tempi in cui era ancora direttore Gaudenzio Capelli) la prima volta, per telefono. La faccenda andò così: eravamo, se la memoria non m’inganna, al Salone di Lucca, si chiacchierava amenamente con Luigi F. Bona e Franco Fossati sulla vexata questio della “scarsità” di sceneggiature decenti alla Disney. Franco mi mise con le spalle al muro dicendomi, se la memoria non m’inganna, che, visto che le cose stavano effettivamente così, io avrei dovuto fare la mia parte di bravo cittadino, dare il mio contributo alla cultura fumettistica disneyana e cominciare a scrivere per topi e paperi. Incastrato. Non potevo più tirarmi indietro. Ma la mia intenzione a quel punto era di offrire a Topolino una sceneggiatura impeccabile ma  impubblicabile: la mia coscienza civica sarebbe stata a posto e nello stesso tempo io avrei evitato di incasinarmi con quell’editore. Probabilmente avevo anche un po’ di timore di non essere all’altezza delle aspettative di Fossati, ma non ricordo bene… Comunque, contatto il mio concittadino Bruno Sarda (il creatore di Indiana Pipps, per chi non lo sapesse, che di sceneggiature per la Disney ne faceva di continuo) per sapere cos’era che la redazione gradiva, in quel periodo. Risposta: “Storie semplici con Paperino. Non fare storie coi Topi perché non le vuole nessuno. Non usare ambientazioni “realistiche” perché non vanno assolutamente bene, men che meno per una “storia d’inizio”, se no sembra che vuoi fare il primo della classe e poi, di solito, queste cose ambientate in città vere le fanno solo su richiesta (“storie sponsorizzate”, insomma). Per carità, cose brevi e senza pretese, niente gialloni, avventurone ecc.…” Presi buona nota dei suoi consigli e feci tutto il contrario, convinto che così avrei raggiunto il mio scopo. Scelsi i Topi, ambientai la mia storia a Torino, nel vero Museo Egizio, come comprimari usai il vero direttore del Museo e il mio vero professore di Orientalistica. Un giallo realistico, tra India e Museo Egizio, con personaggi autentici e Topi, per giunta anche un pelino complicato: perfetto! A Fossati sarebbe piaciuta, alla Disney no, e io ero a posto. Elaboro il mio complesso soggetto, articolato, strutturato per benino, e lo spedisco a Milano, con la coscienza tranquilla. “Ah, guarda che, con tutto quello che hanno da fare, a rispondere ci mettono una vita” mi disse ancora Bruno, “perciò mettiti il cuore in pace: se poi dopo sei mesi non ti hanno detto niente, vuol dire che non andava bene, ma prima di un mese o due non si vanno vivi di sicuro…”. Perfetto! Perfetto! Potevo persino rilassarmi un po’, prima di tornare da Franco con aria contrita a dirgli che, purtroppo, non avevano apprezzato il mio sforzo creativo...

Pochi giorni dopo (il tempo che il soggetto arrivasse a Milano, direi), invece, ricevo una telefonata. “Sono Massimo Marconi…” Uh? Perché, perché Marconi mi chiamava? “Guarda che quel soggetto che hai mandato…” Non va bene, ora mi dice che non va bene e sono a cavallo!... “Va bene. Sì, sì, va bene. Vediamo insieme qualche dettaglio e puoi partire con la sceneggiatura. Hai tempo, vero?” Argh! Cosa avevo sbagliato? Incastrato. Ora dovevo proprio scriverla, quella sceneggiatura, e pure alla svelta. Ovviamente lo feci, che dovevo fare? In realtà con Marconi mi trovai molto bene: era competente e ci si lavorava con piacere, così ne feci qualcun’altra, di sceneggiature, e la cosa non mi dispiacque affatto… Con la casa editrice, invece, era tutto un altro paio di maniche, e mi dispiacque assai, ma questa è un’altra storia, e non so nemmeno se me la ricordo per bene. O forse sì, chissà.

 

Norberto Bobbio

Ci si andava la sera a parlare, parlare, parlare di grandi temi, ma principalmente di nonviolenza e argomenti connessi. A me sembrava così vecchio… è che io era un ragazzino! Peraltro inseguivo Grandi Temi fin da piccolo, a partire dal tema della morte e dell'ipotesi di un'anima (quante chiacchierate notturne con mia mamma, sul balcone di casa, guardando le stelle), passando dalla studio delle Religioni (da quella "locale" alle altre) e delle Filosofie (nostrane e del resto del mondo, con una prevalenza di studi per quelle orientali), all'Occultismo (che in Torino aveva storiche fondamenta), alle discipline come lo Yoga (e molto più tardi le Arti Marziali e il Kung Fu).

 

Cardinal Pellegrino
E’ durante il suo vivacissimo “pastorato” che ho approfondito, con i massimi esperti del momento e del luogo, le Scritture ebraiche e cristiane, da tutti i punti di vista, teologici, filologici, storici ecc. All’epoca ero un catechista giovanissimo e anomalo: usavo La Buona Novella di Fabrizio De Andrè come libro di testo…

 

Pietro Pinna

Leader del Movimento Nonviolento quando io ero un ragazzino, mi pigliava allegramente in giro per la mia adesione allo Yoga. Allora non lo sapevo, ma aveva ragione.

 

Luca Negro

Con lui, da ragazzini, fondammo il Gruppo di Azione Nonviolenta di Torino, che poi confluì nel Movimento Nonviolento di Aldo Capitini. Sempre con lui fondammo nel 1970 la rivista U.F.O. Underground di Fumetti. Un “successo internazionale”, nel suo genere. J Usavamo il ciclostile della parrocchia per fare una rivista a fumetti in formato mezzo-A4 orizzontale, molti anni prima che il formato andasse in edicola con Lupo Alberto. Dei due, lui era quello intelligente. Infatti lasciò il cattolicesimo per passare al cristianesimo Valdese, di cui è poi diventato un importante esponente internazionale.

 

Enzo Cerusico http://it.wikipedia.org/wiki/Enzo_Cerusico

Io ero un bambino e allora si abitava ancora a Roma, in via Due Macelli. Al piano di sopra, di quella bellissima ed enorme casa (in cui eravamo ospiti della Oa – la signora Mariani, vedova del dottor Gustavo Mariani, quello che salvò, a rischio della vita, l’oro della Banca d’Italia a L’Aquila dalle grinfie di Valerio Borghese e i suoi, che erano venuti per portarselo via, come fecero i tedeschi a Roma), abitava una signorina coi genitori e un bel cane lupo che si chiamava Calipso (e tutte le volte che dicevano “calipso!” alla TV – e all’epoca si diceva spesso, drizzava le orecchie!). Lei era la fidanzatina americana di Enzo (non era ancora l'attore dei due mondi che sarebbe diventato in seguito), che, quando la veniva a prendere portava anche me a spasso, col cane, la sera. In effetti spesso io andavo al piano di sopra a guardare la TV (che avevano anche sotto) con Calipso. Io ero piccolo davvero e giocavo sulla terrazza interna: sicuramente facevo un gran baccano, perché, spesso, da sopra mi calavano un giocattolo col quale mi mettevo a giocare tranquillo... Che belle che erano le sere romane, all’epoca! Mi portò anche alla RAI, dove stavano facendo recitare dei bambini, se la memoria non m’inganna… La scena ce l'ho ancora negli occhi.

 

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